Controllare la rabbia pare sia un problema di molti. E pare difficile risolverlo… ma se il problema non fosse il controllo?

Faccio una breve digressione riguardo al movente di questo post sul sentimento di rabbia. Fino – si può dire – all’altro ieri ho fatto il marketer di professione. Questo significa che sono particolarmente sensibile ai dati Google sulle ricerche degli utenti nei motori di ricerca (dati aggregati, naturalmente, non si può sapere chi cerca cosa su Google se non ti comporti come Cambridge Analytica :-). Perché? Perché questi dati raccontano ciò di cui le persone sentono il bisogno, e aiutare a soddisfare alcuni bisogni specifici è il mio lavoro di oggi.

La rabbia è un tema oggetto di diverse ricerche su Google, quindi non manca chi vuole capirne di più. Sapete – dati alla mano – cosa vogliamo sapere di solito? Vogliamo sapere come gestirla. Come controllarla, appunto. Come sfogarla o come trattenerla. Qualcuno parla di combatterla o di superarla. Altri di reprimerla, calmarla o contenerla.

A quanto pare, nessuno – o quasi – si chiede a cosa serve.

Sappiamo che è un’emozione, anzi alcuni giungono a definirla un vero e proprio sentimento. Quindi, come ogni emozione, è un qualcosa di connaturato all’essere umano. Incancellabile. Semplicemente presente come possibilità, tanto quanto la possibilità di essere contenti o tristi, delusi o appagati, timorosi o fiduciosi. Et ceteram.

Vediamola da un punto di vista olistico, ovvero dell’insieme dell’uomo e di tutto ciò che lo definisce come tale: è naturale che la rabbia, così come molte delle altre emozioni elencate sopra, non porti a provare benessere. Ma se è lì, se fa parte del nostro ventaglio di possibilità, non è un caso. A qualcosa deve servire. Non abbiamo organi inutili nel corpo, che non fungano a uno specifico scopo; lo stesso vale per le emozioni. E se fosse questa la chiave per vivere la rabbia nel modo giusto? Senza lasciare che ci travolga e che procuri tutto quel malessere a noi e a chi ci sta intorno, obbligandoci a concludere: “Non riesco a controllare la rabbia”?

La rabbia ci serve a capire cosa non va nella direzione che vorremmo.

Naturalmente non è tutto qui, nessuna emozione si può esaurire e definire in poche parole. Magari potremo parlare in altre occasioni di quanto la collera possa stare in relazione anche con la paura, la tristezza, o la difficoltà a vivere con la giusta dose di leggerezza. In questa sede vorrei concentrarmi su quegli attacchi d’ira che ci segnalano quando ci siamo sentiti trattati ingiustamente. O che ci servono, magari, per far sentire la nostra voce quando non ci sentiamo ascoltati. E di cui, molto spesso, poi ci pentiamo, perché di fatto non ci portano a risolvere la vera questione: cosa non sta andando nella direzione che desideriamo? E’ qualcosa che possiamo cambiare o no? E se sì, qual è il modo migliore per farlo?

La rabbia può trasformarsi in un prezioso carburante, chiamato determinazione.

Sfogandola contro l’oggetto – o il soggetto – che riteniamo l’abbia scatenata, spesso non otteniamo altro che apparire aggressivi, diventando a torto o a ragione i “cattivi” della situazione. Ecco perché la vogliamo controllare: lo abbiamo provato di persona, e lo abbiamo interiorizzato senza tante parole. Ma cosa accade se ci limitiamo a trovare delle strategie per non esplodere, senza aggiungere un’azione utile? Che quell’energia diventa repressa anziché esplosiva. E ci trasforma in una pentola a pressione, pronta prima o poi ad esplodere con violenza ancora maggiore. Magari per un nonnulla, quando è meno opportuno che accada.

Cosa si intende per azione utile? Dipende… Torniamo alla domanda originale: cosa ci ha fatto arrabbiare davvero? Quelle parole del collega, o il fatto che ci hanno fatto sentire umiliati? Quello specifico comportamento scorretto dell’amico, o il fatto che non ci piace essere trattati in modo scorretto? Quella “mancanza” del nostro compagno o compagna, oppure il fatto che abbiamo nei suoi confronti delle aspettative, e attendiamo che ci legga nel pensiero anziché esprimere i nostri bisogni? Una pausa di riflessione, una strategia per prendere un attimo di distacco dalla situazione scatenante, diventa utile se sfruttiamo quel tempo per rispondere. E se poi impieghiamo quell’energia per agire in modo efficace, proattivo, anziché esaurirla in uno sfogo.

Esprimere con calma come ci siamo sentiti e chiedere comprensione, ad esempio, con chi possiamo farlo. Elaborare un piano o un progetto per tutelarci meglio, dove si rende necessario. E se proprio non possiamo farci niente, cercare dei modi per fare buon viso a cattivo gioco, delle strategie per vedere le cose da un altro punto di vista che le renda più tollerabili. Le possibilità sono infinite. Ascoltiamo cosa la nostra rabbia ha da dirci, e usiamola come determinazione per vagliare tutte le possibilità a nostra disposizione, e scegliere quelle migliori.

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