“Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Arthur C. Clarke
Sembra a sproposito una citazione sulla tecnologia, quando la domanda è se la pranopratica funziona? Forse. O forse no.

Come già anticipato, in realtà magari è sbagliata la domanda. Prima di chiederci se possa funzionare una cosa apparentemente magica come “l’imposizione delle mani”, forse dovremmo interrogarci su come funziona davvero quella che chiamiamo realtà. Lo sappiamo già bene, dite? Se ne siamo così sicuri, magari non abbiamo compreso del tutto la portata delle scoperte scientifiche più recenti su ciò che chiamiamo Universo. E che si susseguono ininterrotte dai primi del secolo scorso. La natura della realtà, o della materia, è infatti un tema estremamente di moda. Presso la crème de la crème della comunità scientifica mondiale, per l’esattezza (cito solo il CERN, ma solo per brevità). Vi hanno raggiunto notizie come la scoperta del bosone di Higgs o la dimostrazione dell’esistenza delle onde gravitazionali? La sintetizzazione della prima particella di anti-materia e la scoperta scientifica dell’esistenza dell’anima? Iniziano insomma ad arrivare alcune risposte sulla vera natura della realtà, e con esse… solo un’infinità di ulteriori domande. Questa è la notizia più sconcertante. Più ci addentriamo nello studio della materia e dei suoi componenti fondamentali, più ampio ci si rivela il campo dell’inconosciuto, e soprattutto dell’inconoscibile scientificamente. Siamo ancora profondamente ignoranti “in materia”. Sì, ho fatto la battuta. Chiedo venia. 🙂 Eppure è vero… Seguitemi, ci addentriamo un attimo – e per forza di cose non troppo approfonditamente – nel mondo quantico, ossia nello studio del modo in cui si comporta la materia nella scala dell’infinitamente piccolo, dentro l’atomo e i suoi componenti. E poi torneremo alla pranopratica. Vi invito naturalmente ad approfondire e verificare anche per conto vostro quanto segue. La prima fonte che citerò è duretta da capire, volevo portarvi documentazione autorevole, ma seguitemi fino alla fine, vi proporrò anche un’alternativa più breve e spassosa.

“La massa non è altro che energia molto concentrata in una particella”.

Virgolette doverose, perché è un’altra citazione: è il modo in cui il concetto viene espresso dal professore italiano Luigi Ronaldi, senior physicist al CERN. Verificate, dice questa frase poco dopo il minuto 12′:40” in questa conferenza del 2013 che parla della scoperta del bosone di Higgs. Spiegava qui la famosa equazione di Einstein E=mc2, e infatti non è né il primo né l’ultimo a dire questo, ovviamente. Il fatto eclatante fu che con l’osservazione del bosone (il termine osservazione non è scelto a caso, ma ci arriveremo in un’altra puntata) addio per sempre e definitivamente allo scetticismo nei confronti di alcune nuove scienze, inclusa la stessa meccanica quantistica. E anche al concetto di “solidità assoluta” della massa, la quale in realtà si compone di energia altamente condensata e continuamente in movimento. Non è che la cosa non ci riguardi. Ogni singola cellula, molecola e atomo del corpo umano concorrono a comporre ciò che chiamiamo una “massa”. E i componenti fondamentali di atomi, molecole e cellule umane sono esattamente gli stessi, i medesimi che compongono il tavolo da cucina, la palla del cane, il geranio sul davanzale. Né più, né meno. Lo ha dimostrato la quantistica. Siamo “solo” energia concentrata, quindi, e le domande ulteriori che questa scoperta ci spinge a porci le trovate al minuto 11′:09” dello stesso filmato. Ad esempio, se davvero esistono solamente le tre dimensioni a noi note più il tempo, oppure – come sembra ormai più probabile anche per la comunità scientifica – se esistano in realtà dimensioni, piani di realtà che vanno oltre la nostra percezione… Semplicemente – ad oggi – inspiegabili. Costui non è l’unico ad iniziare a fare questa ipotesi, informatevi pure. Aspetta, dov’è che ho già sentito parlare di “altri piani di realtà”? Ah già… nelle descrizioni dei chakra e del campo aurico, ossia il campo energetico umano, ad esempio. Oppure nel mondo dello sciamanesimo.  Curioso, no? Ovviamente continua a suonarci strano che lavorare sull’energia della persona (che è ciò che fa la pranopratica e le altre discipline bionaturali) possa avere un impatto e un effetto sulla sua massa. Ammesso che si possa fare senza una “strumentazione”, sorge subito anche un’altra obiezione, è la prima che è sorta anche a me, tempo addietro. Se l’energia è così concentrata da diventare massa, allora a quel punto risponderà comunque alle leggi della massa, le leggi che studiamo in fisica classica, biologia…. Non alle leggi di quella cosa eterea che chiamiamo energia. La massa è massa, e sapere che un muscolo – ad esempio – è fatto in ultima analisi di energia non lo rende meno dolorante se si contrae, e meno bisognoso di cure. Certo che sì, nessuno asserisce il contrario. Ma pur mantenendo un rassicurante – e salutare, per ora – distacco emotivo dal tema, ci sono ulteriori riflessioni che potremmo fare… Tanto per cominciare, siamo sicuri di questa preponderanza dello “stato di massa” sull’energia che la compone? Per curiosità, a questo punto, vi siete chiesti in che rapporto quantitativo stiano fra loro la massa e l’energia di cui essa è composta?

Energia/Massa = 1.000.000.000 (circa)

Lo ha dimostrato un altro italiano, si chiama Carlo Rubbia e ha vinto il Nobel per la fisica con questa formuletta. In altri termini, e cito ancora: “Questo vuol dire che la materia del mondo visibile è soltanto la miliardesima parte della realtà! Se io vedo sempre e solo la materia, mi perdo circa un miliardo di informazioni che sono legate alla sua energia.” La frase è estratta da quest’altro interessante articolo su cosa sta alla base delle discipline olistiche, vedrete che il sito nasce da un comitato scientifico, non da membri di Scientology. Se un numero crescente di medici sta integrando le proprie competenze con gli sviluppi derivati dalla meccanica quantistica, ma anche con la meditazione e altre discipline olistiche, un motivo c’è. E’ verificabile, a Bologna ad esempio si è tenuto da poco un congresso su questo approccio di medicina integrata, ne troverete informazioni sul sito di cui sopra. E vi stupirà sapere che non solo la massa è composta di energia, ma che l’energia in determinate condizioni può creare nuova massa… Questi temi sono difficili da comprendere, ma riguardano noi e ciò che siamo davvero. E allora, per approcciarli in modo gradevole, vi invito a vedere questo video di Curiuss (ma anche tutti gli altri della serie). Sono divertenti, fatti da uno che ne sa e che sa anche come far capire queste cose ai non addetti ai lavori. In più – mille punti da parte mia solo per questo – con la presenza di un gatto adorabile che assomiglia alla mia micia 😀

Quindi per questo la pranopratica funziona?

Quindi, più che altro, ecco perché magari era sbagliata la domanda. Chiaramente quanto sopra non dimostra ancora nulla, ma nemmeno il contrario di nulla… ossia, non si può dire che confermi la validità di discipline olistiche come la pranopratica, ma nemmeno che questi studi non gettino potenzialmente uno spiraglio di comprensione sul perché potrebbero “funzionare”. Gli scienziati, ad esempio, si stanno ancora dibattendo sul fatto che la pura coscienza – da sola – possa avere o meno un ruolo nel determinare lo stato della materia, e finché non troveranno una soluzione al quesito, a nostra disposizione abbiamo domande, non risposte. Ad ogni modo, se pensiamo che la materia sia una cosa a sé che funziona con leggi a sé rispetto alla pura energia, allora è naturale pensare che lavorare sull’energia sia una favola o una perdita di tempo. Soprattutto attraverso l’imposizione delle mani, senza quasi toccare la massa. Ma in realtà ogni cosa che definiamo materia, compreso il corpo umano, è un circuito di energia in movimento capace di ricevere ed emettere informazioni sotto forma di radiazioni. Se capiamo che la materia è composta di energia, in una quantità difficile perfino da immaginare, e che questa consapevolezza apre le porte all’ancor più inimmaginabile… Allora capiamo anche che occuparci dell’energia del corpo, oltre che della sua massa, ha quantomeno un suo senso. Capiamo che forse non dovremmo chiederci se la panopratica funziona, ma piuttosto in che modo, se anche il metodo e la tecnica acquistino un senso alla luce di ciò che iniziamo a comprendere su quello che chiamiamo corpo. Dovremmo chiederci piuttosto che cosa fa. Questo post è già durato troppo per rispondere, ma un’anticipazione (che approfondiremo) la trovate in questa pagina che ho dedicato a spiegare un po’ cos’è la pranopratica. Io la mia risposta ce l’ho. Ma solo perché alla teoria ho unito un’esperienza personale.

Una postilla un po’ provocatoria…

Immaginate il momento in cui si è scoperto che la Terra era tonda, e che non finiva nel vuoto oltre le colonne d’Ercole. Non credo che ai tempi l’informazione abbia raggiunto la plebe che lavorava nei campi molto velocemente, e non dipende solo dal fatto che non esisteva internet. Oggi esiste, ma allo stesso modo le nuove informazioni non stanno raggiungendo noi con maggiore velocità. O meglio, non stanno raggiungendo la nostra consapevolezza meno lentamente. Le notizie arrivano, ma le archiviamo come stranezze o come argomenti che non ci riguardano. Anche se magari abbiamo condiviso un toccante video di commiato a Stephen Hawking, forse senza sapere che ha sostenuto qualcosa di ancora più “bizzarro”, come la teoria del Multiverso. Non è colpa nostra, eh? E’ che non siamo abituati a pensare alla realtà in certi termini, e le nostre abitudini mentali corrispondono in maniera esatta all’idea di mondo che siamo in grado di concepire. Non per questo il mondo smette di essere invece fatto a modo suo, un modo che, a quanto pare, abbiamo appena iniziato a comprendere veramente. Sta a noi decidere non a cosa credere… ma quanto capire, e soprattutto cosa sperimentare. Io ad esempio sarei disposta a mollare la pranopratica il giorno in cui, man mano che mi informo, dovessi scoprire una ragione per cui essa non sia cosa che vale la pena di fare. Ma fin’ora… fin’ora è successo il contrario, e la comprensione unita all’esperienza personale mi ha trasformata da “scettica” a “credente”. Provare per sapere.

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*Nota terminologica: come professionista, e secondo le indicazioni dell'associazione professionale di cui faccio parte, adotto in pieno la definizione di "pranopratica" come la più corretta per descrivere la mia attività. Se in questo sito utilizzo in alcuni casi la parola pranoterapia, è perché la maggior parte degli utenti interessati, ancor oggi, riconosce la mia disciplina solamente con questo nome. Mi è quindi necessario impiegare anche il loro linguaggio per poter essere rintracciabile. Ma il sito stesso testimonia che il mio impegno è anche quello di contribuire a migliorare l'informazione in tal senso.

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