Cos'è la Pranopratica

Pranopratica cos'è
Qualcuno si chiederà la pranopratica cos’è e come funziona. E’ una delle discipline olistiche e bionaturali, e in sintesi consiste in quella che, un tempo, si definiva erroneamente “pranoterapia”.

Nello specifico, è una tecnica olistica per l’equilibrio energetico, l’equilibrio della bioenergia umana. L’operatore qualificato interviene su questo equilibrio per aiutare a ripristinarlo, influendo sullo stato di benessere di una persona che riceve. In che modo? Con l’imposizione delle mani. E no, non è una cosa da santoni. Ogni persona è immersa in un sistema bioenergetico proprio, in continuo interscambio con il mondo esterno e con i sistemi bioenergetici altrui. Un esempio banale: come possiamo sentirci osservati senza un apparente perché – e girarci istintivamente a guardare proprio là, dove scopriamo una persona che ci sta osservando?

Con un parolone, si chiama ‘scambio di correnti bioplasmiche’, o di ‘biofotoni’, e ha a che fare con il fatto che ogni corpo è fatto in ultima analisi di energia. Ecco in che modo la pranopratica funziona, anche senza un tocco diretto o con un contatto minimo. Niente magia, anche se era molto poetico pensarlo. Se proprio, fisica quantistica… lo spiego meglio in un articolo di cui troverai il link in fondo a questa pagina.

  • E a cosa si applica?

Ad ogni sfera del personale, per preservare il proprio stato di benessere, o come sostegno aggiuntivo – mai sostitutivo – in casi di disagio fisico, emotivo o psichico. Se ne occupa dal punto di vista energetico, ovviamente, non clinico! Ma lo fa e può stimolare – indirettamente, come vedremo fra poco – risultati molto concreti. Corpo, mente ed emozioni – e, per chi vuole aggiungerla alla lista, l’Anima – sono parte ognuno a suo modo del sistema che compone l’energia vitale. Così come ognuna di queste sfere ha un impatto su tutte le altre, allo stesso modo lavorare sulle energie sottili può avere un impatto percepibile di seduta in seduta. Un impatto fisico, emotivo, psichico. E per chi vuole aggiungercelo, animico… 🙂

  • Per chi è utile?

Per tutti, per chi ha un problema su cui lavorare o per chi è curioso di provare. Io per mia vocazione mi sono focalizzata sulla gestione dello stress. Accompagno soprattutto persone che si trovano in un momento di difficoltà, oggettivo o di natura più interiore e personale. Attraverso il riequilibrio energetico, è possibile stimolare il naturale sistema di rilassamento insito in ognuno, creando le basi per recuperare energia vitale e affrontare le proprie sfide in modo diverso. Rispetto ad altre tecniche olistiche, può essere una scelta ottimale per chi non ama il contatto intensivo del massaggio, ad esempio. Oppure, in presenza di disagi fisici che rendono poco accessibili le discipline basate sulla manipolazione del corpo.

  • Un’ultima osservazione, ma la più importante: l’operatore olistico non “cura” niente e nessuno.

Se ciò avviene è perché la stessa persona che segue un percorso olistico integrativo reagisce positivamente. Permette così che si inneschi un processo che chiamiamo Autoguarigione. E’ quasi come una scelta da un certo punto di vista, e in pratica chi riceve migliora il proprio benessere da sé… attraverso la disponibilità a intraprendere un piccolo o grande cambiamento interiore.

La parola “olistico” non ha fatto in tempo a diffondersi che il suo significato sembra già, a mio personalissimo avviso, un po’ abusato. Fino ad essere diventato quasi “modaiolo”.
  • Fa’ figo se è olistico, ma che cosa vuol dire realmente?

Si definisce olistico ciò che è mosso e determinato da una visione d’insieme, in un certo modo globale. Ecco la versione teorica, noiosa ma utile: l’origine greca del termine sta proprio a indicare un intero, un insieme. L’approccio olistico si basa sul principio che nessun sistema – il nostro intero – può essere definito solo dalla somma delle sue caratteristiche, come se fossero slegate una dall’altra.

  • E una persona è un sistema molto, molto complesso.

In una visione olistica, quindi, per definire una persona non basta mettere insieme un elenco delle sue “caratteristiche”. Quando la persona che siamo viene etichettata in qualche modo senza tener conto delle esperienze che ci hanno plasmato… Quando le nostre parole vengono ascoltate senza considerare le emozioni che le spingono a uscire, o magari quelle che stiamo reprimendo… Quando i nostri pensieri vengono pesati senza un confronto con le azioni che compiamo… Ci sentiamo incompresi, giusto? Ci sentiamo sotto un’osservazione che è parziale, che non corrisponde a tutto ciò che siamo.

Ognuna di queste cose ha un senso diverso se considerata all’interno dell’insieme. Nessuna di queste può dire da sola chi siamo nel complesso, ma solo com’è parte del nostro carattere. Si limita a mostrare quali emozioni stiamo vivendo, cosa stiamo dicendo, come ci stiamo comportando in un dato momento…

  • Le discipline olistiche e bionaturali cercano di influire sullo stato di benessere globale della persona. Tenendo conto del fatto che ogni sfera personale influisce sullo stato di tutte le altre.

In base a ciò – e qui non parliamo solo di pranopratica – le scienze olistiche possono, ad esempio, lavorare attraverso il corpo per stimolare la mente. Oppure, aiutare a elaborare emozioni che sono sfociate in disagi fisici. Come spesso avviene sotto stress, tra l’altro. Possono guidare ad avere relazioni più soddisfacenti, ottenendo così che pensieri e preoccupazioni si plachino spontaneamente. Possono stimolare l’apertura del cuore… Anche questo elenco è potenzialmente infinito, e ciò che si riporta qui è frutto di tanta semplificazione. Spero però possa servire a qualcuno per capire meglio, incuriosirsi e approfondire di più 🙂

L’autoguarigione non è solo possibile. E’ un processo naturale e condiviso da ogni essere umano, il cui funzionamento è ormai oggetto di molti studi, che coinvolgono dalla scienza alla psicanalisi.

L’esempio banale che fanno tutti è quello della rimarginazione delle ferite, ma andiamo oltre… Che dire di quei casi di guarigione “miracolosa” anche da malattie gravi? Non è solo cosa di cui si legga su qualche rivista spiritistica. Ho avuto occasione di stringere la mia manina a persone a cui è accaduto. E sì, parlo perfino di neoplasie – leggi: tumori, – e di sindrome da immunodeficienza acquisita – leggi: AIDS. Vi faccio un’estrema sintesi su alcune scoperte riguardo al perché.

  • La PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia)

Questa neuroscienza dimostra come il processo di guarigione spontanea derivi dall’azione congiunta dei sistemi nervoso, immunitario ed endocrino. Questa funzione viene svolta attraverso il corretto rilascio di importanti neurotrasmettitori e ormoni. Inoltre, è dimostrato che questo processo fisiologico viene influenzato anche – e forse soprattutto – da fattori “sottili”. Ad esempio, lo STATO MENTALE, il grado di AUTOSTIMA, l’impiego o meno delle proprie CAPACITA’ CREATIVE e il livello di FIDUCIA nelle proprie risorse interiori. Ecco la forza concreta, fisiologica, del pensiero positivo… Ed ecco come le conseguenze dello stress accumulato – con il tipico umor nero che lo accompagna – iniziano a farsi più chiare. Peraltro anche la nostra risposta allo stress – così come ogni altra funzione vitale – è regolata dall’interazione fra i tre grandi sistemi di cui sopra. Da neurotrasmettitori e ormoni. Per questo è così importante prenderci cura del nostro stress… prima che lui si prenda gioco di noi.

  • Secondo la psicanalisi…

La psicanalisi invece ha messo in luce che un determinato disequilibrio della psiche può compromettere la nostra naturale capacità di superare il disagio, sia fisico che psichico o emotivo. Accade quando siamo molto concentrati sull’IO – la nostra individualità conscia, nonché l’immagine che abbiamo e creiamo di noi. Perché questo significa reprimere il nostro ES – il luogo psichico delle pulsioni vitali e delle potenzialità inespresse, l’energia vitale che opera in ognuno in modo inconscio e non razionale. Se il tema ha stuzzicato la vostra curiosità, vi invito ad ulteriori approfondimenti, magari su fonti ufficiali!

  • Cos’ha a che fare questo processo con la scienza olistica?

Moltissimo… Quando noi appassionati di “queste cose strane” andiamo a scuola, ci tuffiamo sui nostri mille libri o sperimentiamo, capiamo molto presto che il guaritore non solo non esiste più, ma in realtà non è mai esistito. Diffidare da chi promette di guarire con le arti olistiche: quello lo fa il medico, se è possibile.

L’unica risorsa a cui si può attingere, per favorire il benessere di un altro, è la sua naturale capacità di autoguarigione. Capacità che l’operatore può contribuire a stimolare, attraverso il riequilibrio energetico. Come se ungesse un ingranaggio, perfetto ma troppo asciutto per funzionare a dovere… Ciò si può spiegare in mille modi e dispiegare in mille tecniche. Ma alla fin fine, il tema riconduce ad un’altro concetto chiave già citato sopra: parliamo della CREATIVITA’ e di come risvegliarla (energeticamente parlando).

Altra cosa che ricorre come un mantra nell’applicazione di tutte le pratiche olistiche è che lo stimolo all’autoguarigione passa attraverso lo stimolo della CREATIVITA’. Definiamo creatività?

“In psicologia, processo intellettuale divergente rispetto al normale processo logico astratto”, fonte: Treccani. Ha parecchio a che fare con il sé profondo, e molto meno di quanto si pensi con particolari velleità artistiche. Si è creativi anche quando si riesce a vedere un problema con più calma, da un punto di vista diverso che ci permette di trovare una nuova soluzione per risolverlo.

Quindi, dare impulso alla creatività, dare impulso a un ES troppo represso, dare impulso all’autoguarigione… Scaricare le energie pesanti associate a ciò che ci causa stress, e dare linfa alle energie che promuovono la fiducia, la proattività, il pensiero laterale. Si può fare anche a livello puramente energetico; il come dipende da disciplina a disciplina. Basta partire da una fiducia nelle proprie risorse interiori, lasciando andare la convinzione che le risorse siano qualcosa di puramente esteriore, da accaparrarsi con fatica.

  • Creatività è autoguarigione?

Sì, perché l’autoguarigione riguarda anche la capacità di affrontare disagi sottili e – ahinoi – estremamente diffusi, come lo stress. A prescindere dalla situazione oggettiva: non si tratta necessariamente di cambiarla, ma in primis di elaborare un modo “creativo” per gestirla anziché subirla. E questo ve lo garantisco personalmente, non perchè l’ho letto sui libri: quando scatta quel qualcosa dentro, le situazioni oggettive si rovesciano in meglio, praticamente da sole…

Si può lavorare anche su questo con la pranopratica e il riequilibrio energetico. Ma anche se siete fra quelli che “ci credono”, non affidatevi a un operatore aspettandovi che faccia qualcosa per voi. Se non desiderate in primis fare qualcosa per voi stessi il beneficio sarà minore e probabilmente poco duraturo. In realtà farete tutto da soli: come operatrice olistica, io non farò che tenervi per mano mentre imboccate la strada.

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*Nota terminologica: come professionista, e secondo le indicazioni dell'associazione professionale di cui faccio parte, adotto in pieno la definizione di "pranopratica" come la più corretta per descrivere la mia attività. Se in questo sito utilizzo in alcuni casi la parola pranoterapia, è perché la maggior parte degli utenti interessati, ancor oggi, riconosce la mia disciplina solamente con questo nome. Mi è quindi necessario impiegare anche il loro linguaggio per poter essere rintracciabile. Ma il sito stesso testimonia che il mio impegno è anche quello di contribuire a migliorare l'informazione in tal senso.