Quando noi operatori in discipline bio-naturali creiamo i nostri profili in rete, Google MyBusiness, Linkedin e altri canali ci impongono di ascriverci alla categoria “medicina alternativa“.

E’ l’unica che ci mettono a disposizione tra le diverse diciture che si utilizzano per indicare il nostro settore. Come se davvero volessimo porci come alternativa alla medicina convenzionale. E anzi fomentando – purtroppo – questo falso mito. (E noi, d’altro canto, cosa possiamo fare? Sceglierne un’altra a caso? Professione: Pranopratico. Settore: Edilizia. Mmmm.)

Altri, infatti, più a ragion veduta parlano di medicina complementare, e in questo post capiremo perché. Molte scuole e associazioni del settore, infine, per evitare del tutto la confusione preferiscono parlare di “discipline”. Dando poi via libera agli aggettivi per specificare meglio: quindi discipline olistiche, bio-naturali, energetiche… Soprattutto nei paesi come l’Italia, che tollerano ma – salvo eccezioni illustri – non caldeggiano il comparto. Questa questione terminologica, sarà necessario chiarirla?

In realtà, l’Organizzazione Mondiale della Sanità – da qui, simpaticamente, OMS – lo avrebbe già fatto. Mettendo in luce che molte definizioni create per inglobare questo enorme corpus di professioni e conoscenze sono, peraltro, relative. E suggerendo, più o meno indirettamente, di non usare proprio quella più in voga e abusata: medicina alternativa. Perché lo sappiamo dai tempi dei tempi: dare un nome è definire, e definire male porta subito a conclusioni e preconcetti errati. Vediamo il tutto più in dettaglio.

Alternativa, complementare o tradizionale: definizioni relative

Ecco la notiziona. Come anticipato, l’OMS non classifica le discipline olistiche del benessere, alternative o complementari che siano, in modo assoluto. Dove e come?

Inizialmente in un documento del 2002, intitolato “Traditional Medicine Strategy – “Strategia per la Medicina Tradizionale” – aggiornato poi nel 2013. E no, per “Medicina Tradizionale” non intende la scienza medica che conosciamo tutti. Sul subito, leggendo il titolo, lo pensai anch’io, perché per noi la tradizione più consolidata è la scienza medica. L’OMS intende invece quella che noi chiamiamo medicina alternativa, e traduco precisamente dal documento del 2013: “La somma totale delle conoscenze, competenze e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze indigene in diverse culture, spiegabili e non, utilizzate ai fini di preservare la salute così come in prevenzione, diagnosi, miglioramento o trattamento di malattie fisiche e mentali“. Nel primo documento stilato nel 2002, per capirci, si portavano ad esempio anche i sistemi come l’ayurveda indiano o la medicina tradizionale cinese – entrambi parte dell’insieme di competenze su cui il pranopratico si basa. Ho scoperto così che io in realtà, in quanto pranopratica, faccio appunto “medicina tradizionale”. Per alcuni, però.

Infatti, l’OMS definisce poi come medicine “complementari” o “alternative” quelle che “che non fanno parte della medicina tradizionale o convenzionale di un determinato paese, e che non sono pienamente integrate nel suo sistema sanitario di riferimento“. Includendo quindi, dove applicabile, le medicine tradizionali, definite così come sopra. Per medicina convenzionale, invece, si intende qui proprio quella scientifica e allopatica (in sintesi, che impiega farmaci).

Wow. Adesso ho scoperto anche che, in Occidente, io faccio invece medicina complementare, sempre secondo l’OMS. Se prendo un aereo rischio di cambiare mestiere. O almeno etichetta. Per la summa organizzazione maxima, medicina tradizionale, complementare o alternativa sono definizioni che dipendono dalla cultura di riferimento di ogni singolo paese. Doppio wow. La loro scelta, nel 2013, è quindi di parlare di “Medicina Tradizionale e Complementare” per fare riferimento al nostro settore. Non aggiungono alternativa.

Perché quindi non è troppo corretto parlare di medicina alternativa

Alternativo significa diverse cose, ma purtroppo l’aggettivo tende a trascinare sempre con sé una certa idea di esclusione. Nella nostra mente, due alternative sono due opzioni che si escludono a vicenda. Invece, le medicine tradizionali e complementari da un lato e la medicina convenzionale dall’altro non dovrebbero fare questo. Secondo me? No, sempre secondo l’OMS.

I documenti di cui sopra, notizia bomba, sono stati redatti per promuovere a livello a globale l’integrazione fra le due. Definendo i perché e i per come, e gli ambiti operativi più adatti a ciascuna. Riconoscendo ad entrambe il ruolo che spetta loro in un concetto ampio ed esteso di attenzione alla cura della persona. Un concetto più esteso rispetto a quello di cura di una malattia (che a noi operatori olistici non compete). Ma senza nulla togliere, quindi, a nessuna delle due. Qualcuno è sconcertato? Certo, perché siamo abituati a leggere e sentire che le medicine complementari non sono approvate dalla medicina convenzionale. Dall’OMS sì però, con i dovuti paletti e criteri. Ne parleremo in un approfondimento successivo, per oggi e in questa sede ci limitiamo a ragionare sulle parole e i termini.

Ma va da sé, alla luce di quanto sopra, che in una comunicazione alle nazioni membri dell’ONU in cui si promuove l’integrazione fra due approcci, parlare di “alternativa” non poteva sembrare particolarmente calzante. A dirla tutta, nel documento del 2002 l’OMS si esprime in modo molto specifico in merito. La traduzione è mia, ma naturalmente riporto in basso i link ai documenti originali, e chiunque potrà verificare:

“Parlare di medicina alternativa è… come parlare di stranieri – entrambi i termini sono vagamente peggiorativi, e fanno riferimento a categorie ampie ed eterogenee definite così da ciò che non sono, piuttosto che da ciò che sono”.

Attenzione: non si pensi che voglia aprire un dibattito politico su temi scottanti, lungi da me! Si vuole dire altro, qui. Così come “straniero” non significa “inglese”, “statunitense” o “ghanese” ma semplicemente “foresto”, “diverso da me”, allo stesso modo “alternativo” non significa “tradizionale”, “cinese”, “indiano” ma semplicemente “non convenzionale”. Non sono parole che definiscono, perché non parlano di ciò che qualcosa è, solo di ciò che non è. E questo crea idee confuse.

Ulteriori, curiose riflessioni terminologiche

Medicina e terapia

Abbiamo ben letto le definizioni riportate sopra? L’OMS parla di “medicina” tradizionale e complementare, di pratiche finalizzate a “prevenzione, diagnosi, miglioramento o trattamento di malattie fisiche e mentali“. No, ma è simpatico. In Italia non si può assolutamente dire. Ad esempio, ci fanno una testa così sul fatto che, se per errore ci dimentichiamo di usare la parola pranopratica invece di pranoterapia (che è una definizione errata, ma i più la chiamano ancora così, e a volte ci tocca per farci capire), può sembrare che esercitiamo abusivamente una professione non nostra. E adesso scopro che è almeno dal 2002 che l’OMS usa parole come “medicina”, “medicinali”, “terapie” riferite alle pratiche tradizionali e complementari. In un documento dove specifica come possano essere impiegate in supporto alla medicina convenzionale.

Per carità, io la parola pranopratica la uso più volentieri lo stesso, perché dice meglio chi fa cosa, ma adesso sono confusa. E se vi dicessi che, specificando ulteriormente, l’OMS include fra queste discipline anche le “terapie spirituali”? Io ho dovuto rileggerlo tre volte per credere che lo stavo vedendo scritto lì, nero su bianco. Ma l’OMS ne parla senza problemi da 15 anni, a quanto pare. La vita non finisce mai di stupirti.

Entusiasmo e scetticismo

Leggerete ovunque che la pranopratica e altre discipline bio-naturali non sono supportate da evidenza scientifica. Come anticipato, vedremo cosa dice l’OMS a riguardo in un secondo post. Ma sempre parlando di parole e definizioni, sapete come l’OMS, nel 2002, definì i due atteggiamenti più radicalmente opposti nei confronti del nostro lavoro? Parlava, da un lato, di “entusiasmo acritico”. E qui da parte mia una ola, perché nulla va preso per buono a priori e senza giudizio, che i ciarlatani esistono in ogni mondo. Bisogna capire bene cosa si sta ricevendo e da chi, nulla fa bene solo per il fatto di essere naturale. Poi l’OMS evidenziava, dall’altra parte della barricata, un “disinformato scetticismo”. Scettici perché male informati, quindi, non per un’assoluta invalidità di queste discipline. E qui mi si perdoni, ma adesso lo dico, la mia ola diventa una standing ovation.

Medicina allopatica

L’ultimissima considerazione, per amor di precisione e per essere certa di non venire fraintesa. Prima ho parlato di medicina allopatica. Se qualcuno avesse cercato il termine su Wikpedia, avrebbe trovato che è “usato da alcuni sostenitori dell’omeopatia, e più in generale dai sostenitori delle medicine alternative, per indicare in senso dispregiativo la medicina moderna a base scientifica”. Per fortuna è indicato che la voce è solo un abbozzo… Perché qualcuno di Wikipedia dovrebbe spiegarmi una cosa.

Come mai allora, nella succitata strategia dell’OMS per l’integrazione delle Medicine T&C del 2013, il termine “allopathic” ricorre 60 volte nel documento? E’ possibile che l’Organizzazione Mondiale della Sanità usi un termine dispregiativo nei confronti della medicina convenzionale, secondo voi? E in realtà, consultando vari dizionari medici anche online – e non fonti generaliste -, si scopre altro. “Allopatico” è più spesso usato come termine del tutto neutro, intercambiabile con altri come “medicina convenzionale”, “medicina ortodossa”, “medicina scientifica”. Nessun dispregio, di cui quindi non vorrei essere tacciata ingiustamente. Magari per colpa di Wikipedia.

Ah, le definizioni… cambiano il nostro modo di capire e vedere. Se solo fossero stilate sempre da gente seria, potrebbero perfino aiutarci a smettere di litigare, là dove non ce n’è alcun bisogno oggettivo.

Ecco di nuovo i link in cui consultare i documenti originali:

OMS – Traditional Medicine Strategy 2002-2005.
OMS – Strategia per la Medicina Tradizionale 2014-2023.

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