La Pranopratica – quella che un tempo si definiva erroneamente pranoterapia – “cura” quello che curano tutte le altre discipline olistiche. Ovvero, niente. Non in senso stretto. Risposta shock sul sito di un pranopratico? Tutt’altro. Perché ciò non significa che sia inutile, anzi.

Basta chiedersi non cosa cura, ma DI cosa SI cura, di cosa si occupa. Definiamo, intanto, “cura”, citando da Treccani: “il complesso dei mezzi terapeutici e delle prescrizioni mediche che hanno il fine di guarire una malattia”. Come tutte le medicine complementari (quelle che alcuni, sempre erroneamente, definiscono “alternative”), anche la pranopratica si occupa di qualcosa che, appunto, è diverso dalla cura medica. Si occupa dei disequilibri energetici associati al malessere. Ma che è sta roba? E su quali “bizzarri” presupposti lo farebbe?

Presupposti molto meno “eterei” di quanto si creda, in realtà. Ma prima di arrivarci, è necessaria un’altra premessa.

Fermo restando quanto sopra, molte fonti, purtroppo anche autorevoli nel proprio campo, diffondono il falso mito che la pranopratica voglia “curare” il corpo. E basta. Che agisca esclusivamente irrorando di energia benefica una parte malata da curare, con l’imposizione delle mani. Come annaffiare un geranio. Un po’ buffo, soprattutto se si pensa che la pranopratica, per quanto sia una disciplina ancora poco riconosciuta dai canali ufficiali, quando lo è la troviamo associata in particolare al suo supporto complementare nei casi di ansia, stress, depressione. Primo mito da sfatare, quindi: se l’apporto di energia “là dove c’è un problema” può essere un approccio – e comunque non un approccio di cura-, non è però l’unico modo in cui il pranopratico può operare. In fondo, come tutte le discipline olistiche anche questa si propone di contribuire allo stato di naturale benessere lavorando sulle cause profonde del malessere. O non sarebbe olistica, non considererebbe la persona nella sua totalità di corpo, mente, emozioni e spirito.

Per far ciò, almeno secondo l’approccio dell’Associazione presso cui mi sono formata io, il pranopratico potrà impiegare tutta una serie di competenze, non solo su “quelle cose strane” che chiamano chakra o meridiani. Potrà studiare anche e soprattutto una disciplina che si chiama Psicoenergetica, e che si occupa della struttura dell’energia costituita da pensieri, emozioni e comportamenti.

Sembra strano parlare di energia dei comportamenti, o dei pensieri? Beh, ecco una sorpresa: molti degli autori autorevoli, i guru del mondo in cui si parla di energia psico-emotiva, provengono da ambiti scientifici o clinici. Non sono nati in Tibet e non hanno passato la vita a pregare suonando una campana. 🙂 Vi racconto un po’ di alcuni di loro, e poi possiamo rispondere alla nostra domanda iniziale come si deve.

Mai sentito parlare di Analisi Bioenergetica, o solo Bioenergetica? In concreto non c’entra con la pranopratica, ma nei suoi fondamenti teorici anche sì.

In un certo senso, il suo nonno inconsapevole è Freud. E’ soprattutto con i signori Wilhelm Reich e Alexander Lowen, terapeuti che prendono le mosse dal grande maestro, che si inizierà a sentir parlare di Energia in contesto psicanalitico, soprattutto con l’approccio psicocorporeo. Facciamola semplice, in questa sede.

Secondo costoro, i comportamenti di un adulto, i suoi conflitti interiori e i suoi limiti essenziali nascono dalle reazioni che ha sviluppato, durante l’infanzia, rispetto agli eventi dolorosi accaduti nel contesto familiare e affettivo. Perché la famiglia è quel primo nucleo di relazioni e cultura che fa da modello per lo sviluppo della persona. Lo abbiamo già sentito, no? Soprattutto Lowen ci insegna che questi modelli di comportamento – o di difesa – avranno poi un impatto importante anche sul soma, sul corpo fisico. La corporatura stessa si strutturerà a sua volta di conseguenza, in base a… come la persona trattiene, lascia fluire o perfino esplodere la propria energia vitale.

Meccanismi come attaccare o fuggire, aprirsi o chiudersi rispetto agli altri, occupare un proprio posto nella società piuttosto che invadere anche quello altrui o al contrario defilarsi nelle retrovie… Ogni comportamento corrisponde a un nostro preciso modo di gestire l’energia vitale che abbiamo a disposizione, per proteggerci dal dolore. E questo si rifletterà in tratti fisici come, ad esempio, la struttura muscolare, lo sguardo, il peso. Chi non l’ha mai fatto potrebbe provare a leggere le descrizioni dei modelli somato-caratteriali principali identificati da Lowen, e da altri come lui… Sfido a non riconoscersi, o a non riconoscere le persone che ci stanno intorno.

Tutta una serie di altre eminenti figure hanno approfondito questo approccio allo studio della Persona. Alcuni chiedendosi se, a questo punto, non potessero tornare utili certi modelli che descrivono questa “energia vitale”. E che abbiamo a disposizione da qualche migliaio di anni.

Ovvero, quelli orientali, soprattutto la medicina induista antica – quella “dei chakra”, su cui si basa anche l’ayurveda – e la medicina tradizionale cinese, da cui prende le mosse ad esempio l’agopuntura. (Ed ecco che ci riavviciniamo poco a poco al tema della pranopratica, e di cosa essa si curi). Qualcuno ha scoperto di sì, che unendo conoscenze antiche e moderne i conti tornavano.

Ad esempio Anodea Judith, una delle massime esperte sui Chakra, i centri primari del nostro sistema energetico secondo la tradizione induista. Sorpresona: anche questa signora ha una robusta formazione accademica in psicologia clinica. Ed è giunta a concludere che ognuno dei chakra è deputato a – e coinvolto nel – corretto sviluppo di una precisa fase di crescita durante la nostra infanzia. Anche dal punto di vista psico-emotivo.

Con parole semplici, i chakra crescono con noi, secondo un loro iter in cui lo sviluppo equilibrato di ognuno di questi centri apre le porte allo sviluppo del successivo, e a una nuova tappa nella maturazione di un bambino. Ogni “incidente di percorso” lungo questo processo, ogni evento che produce sofferenza produrrà un’ombra – un blocco psico-emotivo – che si rifletterà anche nel sistema energetico, creando in esso un disallineamento rispetto al suo funzionamento ideale. E che determinerà il sistema-persona dell’adulto, con tutti gli annessi e connessi di cui ci parla Lowen.

Non si tratta solo di traumi, eh? Riguarda tutti, perché tutti abbiamo imparato da piccoli a conoscere la delusione, la rabbia o la tristezza, ad esempio. E a trovare dei modi di reagire che ci permettano di sentirle bruciare di meno. Quanto ci dice la psicologia tradizionale si rispecchia quindi, secondo Mrs Judith, nel sistema energetico, e viceversa. Approfondimenti e sviluppi sul tema si susseguono in grande quantità, troppi per parlarne qui. Pierrakos, Lise Bourbeau… invito ad approfondire, ne troverete facilmente delle tracce.

Il punto è: mettendo insieme questi studi, è possibile osservare un rapporto diretto e importante fra psiche, emozioni, soma (corpo) e campo energetico, la famosa energia vitale di cui sopra, che ha una struttura ben precisa.

E non finisce qui: questo rapporto si traduce anche in una maggior propensione (sottolineiamo propensione, non destino o certezza) a sviluppare alcune patologie, disturbi fisici o psico-emotivi piuttosto che altri. Oltre ad alcune fonti già citate, numerose discipline contemporanee si occupano di questo, sia in seno alla medicina tradizionale che alle complementari: dalla psicosomatica alla psicologia transpersonale, dalla Metamedicina alla PNEI. (E a proposito di Metamedicina: la famosa Claudia Rainville, quella del libro rosa che in molti consultiamo ormai come una bibbia ogni volta che ci duole un dito, Ogni sintomo è un Messaggio. Lei in origine era una microbiologa medica. Tutto il suo lavoro trasuda il suo imprinting nel metodo scientifico. Lo avevate notato?)

Torniamo infine alla pranopratica. Che come tutte le discipline complementari, si occupa in realtà di riequilibrare il sistema energetico complesso che ogni persona, in fondo, è.

Si cura di stimolare e favorire l’innesco di un processo di autoguarigione e autoliberazione dai propri schemi abitudinari che costituiscono un limite. Quegli schemi nati durante l’infanzia, che mantengono traccia di sé anche nel campo energetico e nei suoi principali centri, e che possono avere un influsso sul soma. Chiariamo meglio: là dove lo psicologo, il counsellor o l’analista potranno intervenire agendo sulle leve della psiche e delle emozioni, là dove il medico, se necessario, si occuperà di risanare il corpo, l’operatore che esegue trattamenti energetici potrà essere di supporto stimolando le leve corrispondenti del sistema energetico.

Qualcuno potrà chiedersi se, in presenza di altri professionisti mirati, sia davvero necessario pensare all’Energia della persona. Se non sia l’ultima priorità nella scala.

E’ naturale che se c’è una patologia conclamata, il professionista della cura – come lo abbiamo definito all’inizio – è prioritario e imprescindibile. Ma sull’importanza dell’Energia, anche per il consolidamento dello stato di benessere, vi rimando a questo articoletto in cui mi rivolgo, con parole mie, a chi si chiede se la pranopratica funziona. Chi ha provato, di norma lo conferma: muovere l’energia, stimolare fin dove possibile un suo fluire più corretto, ha un impatto sulla persona. Questo lavoro stimolerà soprattutto la predisposizione a maturare nuove consapevolezze, la capacità di cercare nuove soluzioni di auto-gestione. Con un impatto anche sul corpo.

Ma allora come lavora, di fatto, il pranopratico?

I sistemi teorici di cui sopra forniranno delle mappe, che l’operatore userà per cercare, percepire e riconoscere i blocchi energetici specifici di chi riceve una seduta. La cosiddetta imposizione delle mani permetterà di entrare in risonanza con l’energia bloccata e stagnante, liberarla gradualmente e fin dove possibile, con tecniche precise. Quell’energia bloccata potrà rientrare in modo corretto nel sistema, e il riequilibrio energetico ne armonizzerà e stabilizzerà il flusso. Accompagnando così chi riceve il trattamento a “metabolizzarla meglio”, per dirlo con una metafora.

Chi insegna queste tecniche? Le scuole autorizzate, naturalmente, ma anche qui posso citarvi un grande personaggio internazionale. Tra i maestri di queste metodologie vi è una certa Barbara Brennan, pranopratica, insegnante e autrice americana tradotta in svariate lingue. E poiché nessuno di coloro che ho nominato qui è stato scelto a caso, secondo voi prima di fare questo mestiere poteva costei essere una cretina qualunque? Ovviamente no. Era un fisico dell’atmosfera che lavorava alla NASA. 🙂

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*Nota terminologica: come professionista, e secondo le indicazioni dell'associazione professionale di cui faccio parte, adotto in pieno la definizione di "pranopratica" come la più corretta per descrivere la mia attività. Se in questo sito utilizzo in alcuni casi la parola pranoterapia, è perché la maggior parte degli utenti interessati, ancor oggi, riconosce la mia disciplina solamente con questo nome. Mi è quindi necessario impiegare anche il loro linguaggio per poter essere rintracciabile. Ma il sito stesso testimonia che il mio impegno è anche quello di contribuire a migliorare l'informazione in tal senso.

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